martedì 27 marzo 2018

LE FESTE DI PASQUA

Si avvicinava Pasqua            san Medardo
i giorni di vacanza
niente scuola,
la primavera con il sole
le piante in fiore
gli abiti nuovi,obbligatori,
leggeri e colorati
anche se faceva freddo
l'odore dei dolci
e delle " pizze di Pasqua"
con il formaggio
e i "calcioni" 
dal sapore inconfondibile
buoni da morire.
Tutto fatto in casa
e noi ragazzini
fuori dai piedi
perchè non dovevamo
disturbare quei delicati
lavori di cucina.
 Le uova sode
da tenere bene in vista
per quando il prete
veniva a benedire casa.
Per rallegrare la mensa
le uova venivano
fatte bollire 
avvolte in panni colorati
e così il colore si trasferiva
al guscio.
Poi il silenzio delle campane
e poi il suono a festa
quando"venivano sciolte"
tutti a messa 
dai nonni ai nipotini
a San Medardo
una chiesa immensa
bella e maestosa.
Noi ragazzini, allora,
ci sentivamo tanto buoni
e ascoltavamo la messa
di cui non capivamo nulla
ma per qualche minuto
anche noi stavamo seri
e raccolti...
ma solo per qualche minuto.

sabato 24 marzo 2018

PAGINE DI DIARIO

Il profumo di fiori,di erbe aromatiche, di pini,
i campi a perdita d'occhio coperti di verde e di grano,
gli insetti che volano, le farfalle, i grilli,
un piccolo sentiero tra gli alberi, appena visibile,
che sale e sale verso la cima del monte,
i pensieri che seguono e inseguono ricordi,
figure, visi sorridenti, voci allegre e risate,
il paese che si allontana e diventa sempre più piccolo,
le case come immagini di un presepio...
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Sarà il passare degli anni che riporta alla memoria
piccole pagine di un diario dimenticato da tempo
in un angolo del cuore o dell'anima
e invita a ripercorrere la strada che credevamo
dimenticata per sempre.
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Piccole cose, fotografie in bianco e nero, biglietti
di auguri, qualche cartolina un pò spiegazzata e sbiadita,
matite colorate, e gli immancabili pennini
per scrivere con l'inchiostro senza sporcarsi le dita.
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Saranno gli anni che passano...
 ma ricordare mi aiuta a sorridere e pensare.




sabato 17 marzo 2018

LA BOMBA CHE NON BOMBA-tanto per sorridere


Ricordate quel giorno di marzo del 2018
quando rischiammo di sentire un gran botto
che tutti correvano, che tutti chiedevano
e nessuno sapeva,perchè il fatto era strano:
in do'? In Sasonia?mo va là! Non può essere a Fano.
Ma purtroppo era vero.La bomba ci stava ,altro che !
(Oddio...una bombola, un tubo di ferro, en se sa manca cu è)
e l'allarme si sparse veloce e corse in un lampo:
"se en git via per almen do' chilometri,en c'è propri più scampo!".
"Uscite di casa, prendete i vecchietti,pasticche e dentiere
andate in palestra, ci sono lettini e posti a sedere..."
e via polizia, carruba,vigili urbani, protezione civile
camionette e soldati,sirene e ovunque un blocco stradale.
"Drinnn!Drinnn! Via via, pedalare,voi dovete evacuare!"
Evacuare? E cu vol dì? Che machì, seduta stant
senza manca un po' privacy, ho da prenda anca 'l purgant?
Insomma una fuga...anzi una fughetta,una scappatina...
perchè di ventimila se n'è andata solo una manciatina.
Un merito speciale, un encomio ed anche più
infine, con giusto merito, vanno dati a FanoTV
che per tutta la notte e senza chiudere occhio
ci ha tenuti informati in tutto quel papocchio.
Comunque è finita
 ed i numeri potremo giocarli sicuri anche al lotto
di quel giorno di marzo del 2018...













sabato 3 marzo 2018

LA NEVE

Mille farfalle bianche
lievi come petali di fiore
volavano piano
posandosi sui miei pensieri
a coprire ricordi
ed infantili sorrisi.
Pura e per niente fredda
-così mi sembrava-
appena raccolta
sul palmo della mano
mettevo in bocca
per assaporare sapori
che sapevano di cielo.

martedì 20 febbraio 2018

PAROLE E MUSICA

Camminando negli stretti vicoli
che intrecciano il centro cittadino
come fili di lana 
sfioravo con la mano le pietre
degli antichi palazzi
che ancora resistono al tempo
e alle rovine degli uomini
e mi sembrava che al tocco
vibrassero sulle mie dita
appena sussurrate
struggenti note musicali e parole
che avevano la dolcezza
della tua voce.
Avrei voluto che il vicolo
non avesse mai fine 
e che i passi seguissero
i passi che avevo appena fatto
per ascoltare ancora parole e musica.


giovedì 15 febbraio 2018

I NONNI , I BISNONNI E...


Quando, di recente, ho letto un lungo e ponderoso racconto di un delizioso narratore sempre ricco di spunti e particolari spesso da noi mai colti nella giusta angolazione storica e letteraria, che proponeva una riflessione sulla presenza, esistenza dei nonni ed anche dei nonni dei nonni, mi è balzato improvvisamente alla memoria il fatto che anch'io, seppur sembri strano e quasi innaturale, ho avuto i genitori ed essi stessi i genitori e credo-secondo una discussa teoria americana di Gengis P. Texas Junior- a loro volta la mamma ed il babbo.
Ecco dunque riproporsi un tema a me caro:i nonni dei nonni sono nonni o sono bisnonni?
Quando, dopo gli studi ed anche i divertimenti legati a quegli anni giovanili e spumeggianti, ho iniziato a lavorare per una multinazionale del tessile con sede a Fila.delfia City, sono stato costretto ad affrontare i molteplici ed ingarbugliati orditi e trame della vita quotidiana in una grande città e spesso-lo ricordo bene-alla sera  stanco ma nello stesso tempo orgoglioso dell'attività svolta riposavo finalmente nella mia camera di albergo al settantacinquesimo piano del W.Hastoria Hotel  sulla quindicesima strada della Bellocchi street, spesso i miei pensieri tornavano a Fano, agli amici, ai familiari, ai miei nonni. 
Cioè,non nonni al plurale perchè in verità ne ho conosciuto solo uno, ma nonno al singolare:il cav.Ugovittorio de Venanzio. Uomo di sani princìpi, dedito al suo lavoro di avvocato, sempre indaffarato ma pieno di attenzioni per me
nelle occasioni, in vero rare, che ci incontravamo e stavamo insieme nel suo studio.
Mi piaceva stare con lui, specialmente quando mi sganciava qualche monetina che io poi usavo per giocarci al bigliardino o acquistare due sigarette che allora si potevano avere"sciolte".
Mio nonno era nato ai tempi di Napoleone III e si era guadagnato sul campo anche due medaglie al valore per il suo coraggio nell'affrontare la suocera inviperita del maggiordomo dell'imperatore.
Dicevo:quando ero nel suo studio ed attendevo paziente che lui si accorgesse di me, io stavo seduto in una piccola poltrona stile Luigi XV dove riuscivo a malapena a toccare il pavimento con i piedi.A volte dovevo pazientare anche un'ora mentre mio nonno fumava in continuazione sigari toscani il cui fumo invadeva la stanza come la nebbia a novembre le amate sponde della mia Fano.
Finalmente,dopo l'attesa e avuta la monetina, uscivo dallo studio così affumicato e sospeso tra aromi di trinciato forte e tabacco nazionale che alcune volte dovevano passare alcune ore prima che gli amichetti mi potessero avvicinare.
A lui pensavo, quando ero a Fila.delfia city ed il pensiero mi risollevava lo spirito e il corpo.
Quando poi, dopo molti anni sono tornato in Italia, prima a Torino e quindi a Fano più volte mi sono lasciato prendere dalla nostalgia e mi recavo all'osteria del Marottese non per bere vino ma per immergermi in quell'aria sazia di fumo e di tabacco.
E persino il profumo che uso ora ha nel suo nome il tabacco:
Parfum de Paris avec le Tabach del Mor.
Nostalgia e ricordi che ancora mi prendono,mi conturbano e mi fanno pensare ai tempi che non tornano più.

lunedì 12 febbraio 2018

CON MIO PADRE AL MARE

Chi mi conosce  sa che-salvo eccezioni-faccio quotidianamente sempre una visita al mare, anche quando il tempo suggerirebbe di andare altrove.
Sono nato in un paese,Arcevia, sorto sulla cima del monte Cischiano(565 metri sopra il livello del mare dicono le carte) e di cui ho ricordi nel cuore e nella mente e al quale voglio molto bene ma naturalmente Fano è la mia seconda patria ed il mare, in particolare, mi ha sempre attratto ed affascinato, in qualunque stagione.
Questo mio inspiegabile legame con il mare risale addirittura alla mia fanciullezza(bambino) quando la mia famiglia si trasferiva a Fano per trascorrere le vacanze estive.Mi raccontava mia madre che volevo cocciutamente stare con i piedi nell'acqua e piangevo disperato quando con tutto la bontà possibile cercavano di portarmi via perchè era ora di andare.
Ma anche da più grandicello-otto, dieci anni- la mia strada portava spesso al mare e soprattutto al porto, grazie alla compagnia di mio padre che univa l'utile al dilettevole seguendo una sua positiva convinzione di vita fatta di buone regole del vivere come il mangiare lentamente, non abbuffarsi, camminare, e...respirare aria buona.
Abitavamo,dopo aver lasciato Arcevia, nella zona del Lido
a cento metri dal mare ed era facile quindi raggiungere la spiaggia e il lungomare.
E che di meglio ci poteva essere per mio padre se non andare a camminare in riva?
Allora...si andava.
Ma non bastava fare due passi e via, le regole sono le regole e mio padre, con molta bontà e fermezza mi diceva:
"mi raccomando, respira con il naso "ed io naturalmente obbedivo sapendo che se lo aveva detto"babbo" una ragione c'era.
Ma per invitarmi a fare questo con più convinzione, prima di fare la strada del mare e quindi del porto, mio padre mi portava in una tabaccheria che era vicina alla fontanella dell'acqua, (dove adesso c'è un'edicola e il Bon Bon) ed acquistava dolcissime caramelle alla frutta che io,tenendole in bocca non potevo fare a meno di respirare con il naso.
Poi...lunga passeggiata sino alla cima del porto, tra barche,marinai, reti, e le casette di legno sospese tra massi di cemento e acqua che tutti chiamavano "quadrati".