sabato 12 marzo 2011

PROFUMO D'ESTATE

Basta un tiepido raggio di sole e il profumo di primavera
camminare in riva al mare, ascoltare il silenzio dell'onda
guardare i gabbiani volare che inseguono sogni lontani
e la trasparenza dell'acqua che nulla nasconde
Dimentichiamo i tristi giorni d'inverno, freddi e piovosi
lasciamoci alle spalle pensieri che soffocano il nostro cuore
parole come sassi che hanno sfiorato il nostro viso
Adesso sono nulla, adesso non contano più nulla
Ma e' vero che bastano solo un tiepido raggio  di sole
il profumo del mare e  il grido dei gabbiani
per farci sentire diversi? E' l'estate che si avvicina
è l'estate che manda messaggi , è l'estate che ci accarezza
E la mano tenera e amica di chi ci ama
guiderà i nostri passi verso giorni da non dimenticare
Come quando eravamo bambini, poi giovani poi adulti
verso un orizzonte che non ha mai fine.

INCONTRI

Si erano conosciuti casualmente durante lo struscio serale per il corso, presentati da un amico comune. Marco non l'aveva mai notata prima, forse mai vista ma quando si erano stretti la mano, era rimasto colpito non tanto dalla figura sicuramente piacevole ma dai suoi occhi e dal suo sorriso. Occhi di un color marrone intenso,di velluto,molto espressivi ed il sorriso aperto e femminile,seducente,sottolineato dalle labbra carnose e appena segnate dl rossetto. L'aveva poi incontrata ancora all'uscita di un negozio e si erano fermati a chiacchierare per qualche minuto, parlando di tutto e di nulla. Ma lui aveva avuto modo di guardarla ancora meglio ed aveva confermato l'impressione che ne aveva avuta in precedenza: gli piaceva proprio. Si erano salutati ed era passato del tempo prima che le loro strade si incrociassero nel lungomare in una tiepida mattinata primaverile. Avevano camminato insieme e chiacchierato e Marco ne aveva fatte di domande per capire qualcosa di lei,per sapere. Lei però divagava, portava il discorso altrove,accennava poco o nulla di sè e della sua vita. Ma aveva parlato molto di una sua grande passione: il giardinaggio ,cui dedicava molto tempo non avendo impegni lavorativi.Abitava in una bella casa con un grande terrazzo ed un vasto giardino, una piccola serra e qui trascorreva ore ed ore, puntigliosamente a sistemare, a pulire, a curare, ad innaffiare, a potare. Tutto il giorno? Quasi. E la famiglia? Aveva parlato del marito, dirigente di una impresa, e fanatico di paracadutismo  che praticava ogni volta che aveva tempo libero. Marco allora aveva accennato al terrazzo vuoto della sua casa da scapolo, della voglia di metterci qualche vaso, un suggerimento...e si erano scambiati il numero di telefono. Così era nato il loro rapporto, le telefonate, gli incontri , quando lei poteva, a casa di lui. Rari, naturalmente ma molto intensi e bellissimi, entrambi davano tutto senza risparmio. Marco aveva avuto modo di conoscerla meglio, quindi, ed aveva notato quanto lei però fosse testarda nelle sue idee, nelle sue opinioni; ferma, incrollabile, per nulla disposta al confronto anche quando accennavano a fatti politici. Erano scontri duri al limite del litigio e lei se ne andava arrabbiata e scontrosa.  Spesso la discussione proseguiva per telefono, che usavano molto per sentirsi.La relazione era durata alcuni mesi, comunque molto intensa tra uno scontro e l'altro, tutta da vivere, entrambi innamorati. Marco quindi non si aspettava una fine così vicina; ed era stata lei a dire basta. Basta e basta, gli aveva detto. E le ragioni? Perchè? le aveva chiesto Marco, incredulo. Perchè basta. Senza una ragione, senza dare spiegazioni. testarda e irragionevole. E non si erano più visti; lui aveva fatto qualche passaggio davanti a casa di lei ma una siepe immensa ed un muro impenetrabile di verde non gli aveva concesso nulla. Molti anni dopo-quindici, venti- casualmente si erano quasi scontrati nell'angolo della piazza principale. Un moto di meraviglia per entrambi e poi qualche parola. Ma lui soprattutto le guardava il viso e non sentiva: un pò invecchiato, oramai sui cinquanta, segnato da qualche ruga e dai segni del tempo ma gli occhi, lo sguardo ed il sorriso erano rimasti gli stessi, bellissimi. Se ne erano andati salutandosi con un breve cenno di mano e lui aveva camminato in fretta per nascondere il suo dolore.

venerdì 11 marzo 2011

IL VOLTO E LA LUNA

I loro occhi si erano incrociati nella vetrina di un negozio del centro, riflessi nel vetro che faceva da sfondo. Entrambi guardavano gli oggetti esposti ma lui era più vicino mentre lei era poco dietro ed era per questo che non l'aveva notata. Poi, i loro sguardi si erano sfiorati, curiosamente confusi tra riflessi dorati e spicchi di luci.Era stato uno scambio intenso, molto forte, strano, poi il viso di lei era svanito e quando lui si era girato per vederla meglio la sua figura era sparita tra la gente e solo un leggero profumo era rimasto ancora, appena in tempo perchè lui ne avvertisse la delicata fragranza.E ne erano passati di giorni sino a che, fermandosi ancora una volta in quello stesso posto a curiosare tra le cose esposte, aveva di nuovo incrociato nel vetro gli stessi occhi e lo stesso sguardo di allora. Qualche attimo? Un minuto?Lui non avrebbe potuto dire, perchè questa volta aveva cercato di vederne anche il viso, i contorni, i lineamenti, tanto per poterla riconoscere nel caso in cui l'avesse incontrata per strada. Gli era sembrato un viso molto bello, giovane, serio, quasi orientale dagli zigomi alti e ben marcati. Questa volta conveniva girarsi in tempo, aveva pensato,e così aveva fatto ma lei se ne era già andata, lasciando solo quella delicata traccia di profumo. Il fatto gli era rimasto in testa, tanto che nei giorni seguenti più volte ed in ore diverse aveva ripercorso la stessa strada fermandosi di fronte lo stesso negozio. Ma non era successo nulla. E allora gli era venuto un dubbio:che il riflesso, che quegli occhi, quel viso, fossero di una ragazza che era all'interno, magari la proprietaria o una addetta alle vendite. Ma il profumo?E come poteva da dentro...ci aveva pensato e ripensato e poi, per togliersi ogni pensiero era anche entrato chiedendo banalmente il prezzo di un oggetto. Niente, dietro il bancone c'erano solo due signore abbastanza attempate, con i volti segnati e dal trucco pesante. Erano passati i giorni e lui si era dimenticato dell'episodio.Sino a che non era tornato tuttto improvvisamente alla sua attenzione quando aveva accettato l'invito a  cena rivoltogli da alcuni amici. Sarebbero andati in un agriturismo, cosi tanto di moda, a pochi chilometri di distanza e ricavato da una antica tenuta e da una dimora patrizia veramente interessante.Si erano ritrovati quindi la sera ed avevano preso posto nel loro tavolo.Nell'attesa di ordinare le portate, lui aveva cominciato a guardarsi in giro, incuriosito dall'alto numero di presenti, chiassosi e allegri. Aveva una posizione privilegiata poichè aveva praticamente di fronte tutta la vasta sala; ad un tratto la sua attenzione era stata catturata da un bel quadro che era posto sopra un gigantesco camino. Non era possibile! Il dipinto raffigurava  un raffinato ritratto di donna il cui viso-non c'era dubbio- era quello che lui aveva notato nella vetrina del negozio.Stessi occhi, stesso sguardo,stessi lineamenti,; la fotografia esatta, aveva pensato.Quindi la bella signora doveva avere rapporti con il locale, magari  essere la proprietaria e perciò l'avrebbe potuta finalmente vedere da vicino e farsi una idea.Ma per quanto avesse girato lo sguardo attorno, dappertutto, attento ad ogni persona presente, sino alla fine della serata non avevo visto proprio nulla. Ed allora ad un certo punto si era alzato ed era andato a vedere più da vicino il quadro. Era lei, era proprio lei.Praticamente era ritratto solo il viso, un poco in ombra, con dietro una finestra aperta da cui si intravvedeva un orizzonte lontano di cielo crepuscolare su cui spiccava una luna dalla luce tenue e soffusa e con i tradizionali elementi umani-occhi, naso, bocca-appena accennati."Quasi mi somiglia" aveva pensato. Gli era sembrato di avvertire anche lo stesso profumo, per un attimo. Aveva curosità di sapere e perciò, prima di andarsene, aveva chiesto al distinto signore che era alla cassa a chi appartenesse quel volto. La risposta lo aveva lasciato di ghiaccio : era della moglie dell'ultimo erede nobile della tenuta, morta oltre un secolo prima. Se ne era tornato a casa, preso da brividi, sconvolto e aveva trascorso una gran brutta notte, una notte agitata e confusa.

lunedì 7 marzo 2011

GOODBYE

Ciao amica,incostante, prevedibile,timida o non connessa con il mondo reale? Amica di un mondo non amico fatto di parole, di segnetti, di simbolini, di ammiccamenti , di una lingua "non lingua" che tutti siamo costretti a subire, a leggere e per non far la figura dei matusa anche ad utilizzare. lo vedo, lo sento, lo tocco con mano: è di moda, è dei nostri giorni; come il cellulare ultimo tipo, come il TV ultimo tipo, come le tavolette per leggere i libri, come I.Phone 2, 3, 4, 5, 6  e chissà  a quale numero arriverà. L'apparire è tutto, l'essere non conta più nulla. E via verso il vuoto più assoluto, dei discorsi più vuoti, dei sentimenti più inesistenti. Non molti anni fa quando si diceva amico si diceva " amico", una persona di cui ti potevi fidare, con cui potevi scambiare confidenze, consigli ,aiuti, fatti personali ed altro; oggi quando dici amico tutti pensano a Facebook!!! Quanti amici hai su FB? questo è ciò che conta. L'auto, il vestito, l'abbronzatura fuori stagione, la palestra, il footing, il personal trainer, la mangiatina-aperitivo-frizzantino-nelle ore più impensabili, il SUV a portata di mano ( se è possibile), la vacanza ad ogni festa che abbia almeno tre giorni utili, in montagna, al mare esotico, alla località di moda ( si ritrovano in tanti e tutti nello stesso posto che spesso sono convinti di essere ancora a Fano).
Ciao amica, inconstante e prevedibile. Noi siamo come siamo, e accettiamoci così. E se nel 2012 tutto dovesse cambiare come dicono i Maya ( o giù di lì)? Beh, allora potrebbe anche darsi il caso che ci risentiamo.

domenica 6 marzo 2011

MESSAGGI DAL MARE

Il mare sussurrava appena mentre camminava lentamente sulla spiaggia facendosi sfiorare dall'acqua. Che bella serata, era, stranamente tranquilla e silenziosa, tiepida come ad annunciare una primavera che era però ancora lontana. Le luci dei fari, dei lampioni, delle case, dei cantieri segnavano sulla superficie del mare lunghe pennellate dorate che dai moli del porto e delle passeggiate formavano strani disegni in movimento, giocando con le ombre di un tramonto oramai segnato. Quante volte aveva fatto quel percorso, sia d'estate sia d'inverno, da un molo all'altro  ma senza mai oltrepassare il ponticello che portava all'Arzilla e quindi all'altra spiaggia. Quante volte, avanti e dietro senza fermarsi mai, guardandosi attorno, volgendo gli occhi verso l'orizzonte e poi  verso Pesaro e viceversa muovendo lo sguardo sulle barche del porto, sui moli, sui quadrati da pesca, il faro. Se  succedeva di giorno passeggiava guardando a terra o al limite dell'acqua. Gli piaceva curiosare tra le cose che si trovavano sulla sabbia, magari appena portate dal mare o gettate lì chissà da quanto tempo. Conchiglie, resti di pesci, granchi, alghe, pezzi di legno, oggetti, bottiglie, c'era di tutto. Qualche volta era stato sfiorato anche dall'idea di poter trovare una bottiglia con dentro un messaggio.Uno scritto misterioso, venuto chissà da dove e mandato chissà da chi.  Come nelle favole o al cinema- diceva tra sè e sè sorridendo-  eppure nel dubbio ed incredulo, non tralasciava mai di guardare, muovendo le bottiglie con un bastone. Perchè, non poteva accadere che prima o poi..?.;i giornali qualche volta ne avevano parlato e lui aveva letto con interesse per vedere se ...ma erano state sempre cose di poco conto, soprattutto giochetti fatti da scolaresche. Chissà, poteva sempre sperare, tanto non costava nulla. E seguitava a camminare, lento, in riva al mare, avanti e indietro, accompagnato dal sussurro lieve delle onde, e da un'aria mite che sembrava primavera.

giovedì 3 marzo 2011

LACRIME DI NEVE

" Ti ho dato tutto ciò che potevo, sempre" disse lui con la voce rotta dal pianto  e scuotendo il capo sì che un ciuffo di capelli gli scese sulla fronte quasi a coprire gli occhi." Secondo te, cosa avrei potuto fare di più? sinceramente", disse ancora" tu non ti rendi conto...non ti rendi conto, quanto mi è costato" e nel parlare volse il capo verso la finestra, guardando fuori attraverso il vetro coperto di vapore. Allungò la mano e la passò più volte per togliere quel velo e per vedere meglio all'esterno. La luce era biancastra, incolore, e pochi e rari anche i rumori, di solito fastidiosi e continui . Si avvicinò ancor più alla finestra quasi appoggiando la fronte sul vetro e stringendo un pò gli occhi  per liberarli dalle lacrime. Che pena sentiva dentro di sè, che dolore per quelle incomprensioni non meritate e cattive. Avrebbe voluto girarsi e correre via, sbattere la porta e correre via, per sempre. Qualche passo, un pò di coraggio e sarebbe stata la fine di quella scena insopportabile. Volse ancora gli occhi verso l'esterno e , con meraviglia, si accorse che si era messo improvvisamente a nevicare. Fiocchi grandi, leggeri, scendevano fitti quasi a formare una tela bianca di seta oltre il vetro. Quello spettacolo bianco e sempre magico lo distolse dai suoi pensieri, per un attimo lo portò lontano nel tempo e nello spazio. Quanti ricordi felici, quante risate di gioia, quante meraviglie nel raccogliere con mano piccola e leggera quelle farfalle che scendevano dal cielo. Immobile, fuori del portone di casa, con il viso all'insù, per farsi sfiorare dai fiocchi, per farsi coprire, per farsi accarezzare. E non potè trattenere ancora le lacrime. Lacrime di neve.

sabato 26 febbraio 2011

VISIONI

Era la parte più dura e più difficile da percorrere perchè la strada si faceva sempre più ripida, più sconnessa e ne aveva già percorsa tanta per arrivare sino a lì. Ma non voleva mollare, non voleva arrendersi e continuò perciò a fare passo dopo passo, matido di sudore, con le gocce che gli scendevano copiose dal viso e con i vestiti appiccicati addosso; e pensare che non aveva mai sopportato quella sgradevole sensazione di bagnato neanche d'estate. Ancora un pò ripetè a se stesso, ancora un pò che ci siamo. Le gambe gli tremavano dalla fatica, quasi non sentiva più i piedi. Arrendersi? Gettarsi sul ciglio della strada e riposare? Infondo nessuno lo obbligava ad arrivare in cima, niente che non si potesse rimandare, magari di qualche giorno, o, addirittura, farsi accompagnare con un'auto adatta a quei sentieri. Una jepp, ce ne erano tante in giro, andavano di moda, erano numerose ovunque, anche nel suo quartiere, anche nella sua strada ed era certo che qualche vicino glie lo avrebbe fatto volentieri quel favore. No, doveva farcela da solo, adesso o mai più. Credette di essere in una specie di dormiveglia,  di incoscenza, eppure gli sembrò veramente che la cima fosse vicina. Intravvedeva già l'azzurro chiaro del cielo, i contorni lontani e biancastri delle colline , forse qualche macchia di verde e sentì distintamente il verso musicale degli uccelli. Gli venne da sorridere, mosse un poco le labbra- forse ce l'aveva fatta, forse...- riunì le ultime forze, l'ultima spinta, l'ultimo respiro. Eccola la visione, l'immagine per la quale aveva tanto faticato. Davanti ai suoi occhi.