mercoledì 16 marzo 2011

RISO AMARO

Ogni paese, ogni città di questo mondo ha la sua personale galleria di personaggi un pò strani, un pò diversi da una normalità codificata, figure che caratterizzano se stessi ed il luogo in cui vivono. La nostra Fano non è diversa; tanto per citare e per ricordare ( senza voler fare alcun confronto con i fanesi di cui dirò tra poco) anni fa c'era Canneto, c'era Lullo, poi il Cavaliere, per certi versi Paolino, e il pescatore gay, e tanti altri che lascio alle memorie di chi li ricorda o li ha conosciuti. Tutti hanno avuto una cosa in comune, credo: nella loro "originalità" sono rimasti nella piccola storia locale ed ancora oggi, se si cita un nome- tralasciando le nuovissime generazioni- sono molti i fanesi che sanno chi è stato. Bene, senza pretese, vorrei segnalare qualche figura dei giorni nostri  che ha colpito la mia attenzione , e non solo mia,  che avete avuto modo, o avrete, di incontrare per strada, in città  e dintorni.
LO SFIGATORE
E' perennemente vestito di nero, dalla testa ai piedi, ricorda in qualche modo- nella giusta proporzione fisica- il bravo Totò nel film in cui l'attore rappresentava appunto un menagramo. Ma essere vestito di nero non basta per dire che è uno sfigatore, è vero, ma qui ci sono le prove. Basta vederlo all'orizzonte perchè la mano corra subito...allo scongiuro, istintivamente, di riflesso. Persino i gatti neri fuggono con il pelo dritto. Dal cappello, alle scarpe, è una macchia scura che invade la visuale, che provoca brividini lungo la schiena,incita al tocco riparatore, ferro o che altro purchè funzioni. Anche l'espressione del viso concorre a completare il quadro. Ha un non so che di alieno,difficilmente assimilabile. E gira, e gira, e gira tanto che è impossibile evitarlo. E non c'è da ridere. Toccate ferro!
IL GIGANTE E IL CAGNOLINO
E'alto quasi due metri, imponente, massiccio, elegantemente vestito di loden anche a primavera inoltrata, forse anche camicia e cravatta. Cammina lento e leggermente curvo, forse data l'eta ed anche la stazza. Embè che c'è di strano? C'è che passeggia tenendo al guizaglio un cagnolino che ha più o meno le proporzioni di una pantegana( senza offesa per per il cagnolino, è solo per far capire),alto pochi centimetri, lungo si e no un palmo di mano o poco più, minuto, quasi invisibile; quando abbaia il suono è acuto stridente, dalle note alte forse perchè non c'è la cassa armonica, ma questo non conta. Essendo inverno, all'animaletto è stato infilato un "cappottino" scozzese dal quale escono solo le orecchiette a punta e le zampine microscopiche. Io immagino che il cagnolino si vergogni come un ladro. La nota stridente, naturalmente è la sproporzione tra il gigante ed il suo amichetto a quattro zampe. Due metri e cento chili di peso contro venti centimetri e tre etti. Sono due sagome. Simpatici .
LA BELLONA
E' sempre in tiro, estate, inverno, primavera, autunno, di forme abbastanza arrotondate per eccesso, vistosa e truccata alla bisogna, curve fasciate da gonne corte e seducenti( pensa lei), ha la sua età ma la porta bene. Forse esagera un pò, forse...forse...almeno d'inverno un soprabito farebbe anche comodo ma lei non ci sente, anzi! Non sente... Quello che preoccupa di più sono le minigonne che indossa con molta disinvoltura. Troppa disinvoltura.
E ce la fa a respirare?
LO SCROCCONE
Sono anni che mangia a scrocco, che si mantiene senza spendere quasi nulla sia per pranzo sia per cena. Partecipa a tutte le manifestazioni pubbliche e private: inaugurazioni, conferenze stampa, mostre, presentazioni di libri, conferenze con spuntino, concerti con buffet, anniversari. Purchè se magni! A che titolo? E con quali credenziali? E' un mistero. E come fa a sapere con tanta puntualità e con tanta precisione? Non si sa, nessuno lo sa ma...c'è sempre e sempre in prima fila per non perdere il meglio:crostini, salatini, mignon, manicaretti, dolcetti, tutto ciò che è commestibile sparisce nella sua vorace bocca. Mette anche in tasca?E' probabile. Passa inosservato perchè è una figura modesta, che  non si nota e credo  e che probabilmente nessuno conosce e quindi la fa sempre franca. Potrebbe essere tutti e nessuno. Non disdegna di prendere anche omaggi gratis, volumetti, libri, pubblicazioni. E'  un aspirapolvere. Fino a qualche anno fa era accompagnato dalla moglie che faceva la sua parte. Ora partecipa da solo perchè la signora ha il colesterolo alto. E te credo!!!

domenica 13 marzo 2011

IL GATTO NERO

Lo so bene che è irrazionale, ingiustificato, lontano mille miglia dalla mentalità attuale, che è retaggio di antiche paure, illogiche credenze; lo so, tanto è vero che lo specchio che si rompe mi fa un baffo, il sale che cade altrettanto, ed anche i 13, i 17, i 33 non lasciano in me alcun segno nè alcuna superstizione ma...ma... il gatto nero mi fa paura. Ammetto, il gatto nero mi impressiona, mi fa sentire indifeso, mi emoziona negativamente. Terribile quando mi attraversa la strada! Terribile soprattutto quanda sfreccia rapido, all'improvviso,dall'angolo di sinistra a tutta birra, con la coda alzata e supera il muso della macchina e sparisce, in un lampo, così come era comparso. Qualche volta , raramente, riesco a fermarmi in tempo, ad accostare ed attendere che passi uno sfigato prima di me, tanto per cancellare l'effetto negativo. Faccio finta di nulla, porto il cellulare all'orecchio, fingo di parlare e guardo: avanti, dietro, NESSUNO. Le strade sono piene di traffico a tutte le ore ma in queste occasioni, nessuno, neanche un cane ( si fa per dire). Aspetto con ansia, ecco all'orizzonte finalmente una vecchietta che avanza con passo ingessato, lento, traballante ma...avanza. Attendo, conto i passi , eccola che sta per varcare il fatidico traguardo. Ci siamo. No!!!! come presa da improvviso raptus barcolla sulle gambe, si gira e torna indietro. Maledizione, impreco. E sono costretto a ripartire, facendo scongiuri, toccando tutto quello che posso, ferro o simil ferro che mi capita a tiro. La giornata è rovinata. Le mie amiche-amiche degli animali ,come se noi non esistessimo- mi hanno già fatto le loro lezioni in merito e so tutto, quindi, so anche che i gatti son belli e cari e che la superstizione è una cazzata. Ma io ho le prove e comunque sono convinto che lo sanno - come minimo- anche due gatti neri del mio quartiere che ogni giorno mi aspettano al varco( sicuramente si sono passati parola). Uno dei due, poi è un furbo da non credere. Si apposta dietro l'angolo del palazzo, aspetta, fa cucù sporgendo appena il musetto, poi si ritira. Segue le mie mosse con pazienza, sfugge; dopo pochi secondi è già appostato da un'altra parte, tra l'erba e il tronco di una grossa quercia. Aspetta che io mi muova con l'auto, si acquatta,è un tutt'uno con l'ambiente; io procedo lentamente perchè so che è lì, LO SO. Avanzo piano poi...accelero improvvisamente a tutto gas e parto a razzo. Misere illusioni. Lui ai blocchi è un fulmine e attraversa davanti a me penso ridendo a crepapelle. L'altro, che di solito parcheggia nei pressi di un bar, invece non va tanto per il sottile, non gioca con me come se fossi un topo. E' strafottente, presuntuoso, grosso e dal pelo lungo che lo fa sembrare ancora più massiccio. Lavora di forza, non di astuzia. Vicino al bar trova da mangiare a crepapelle ed è perciò disteso tranquillo, a godere il riposo, spaparanzato al sole, quando c'è. Fa l'indifferente sino a che non sono a pochi metri. Lui sa che in quel punto non posso nè fermarmi nè rallentare, nè cambiare direzione. Si fa vedere tranquillo, pacioccone come a dire " passa pure che non ti faccio niente". Ma, appena a tiro, fa un balzo da mettere paura, si mette in linea e via come un leopardo, attraversa. Mi fotte sempre, sempre. E dopo poco secondi è di nuovo al suo posto, ad impigrire. Dite che non lo fanno apposta? Che sono i gatti delle mie amiche animaliste ammaestrati a dovere per infrangere la mia superstizione?  E perchè allora dopo l'attraversamento c'è sempre qualcosa che mi va storto? Ditemelo voi.

L'INCONTRO DI LEI

L'aveva conosciuto in un tardo pomeriggio durante  una breve passaggio per il corso( cosa insolita per lei) e le era stato presentato da un amico comune. Doveva ammettere che le era piaciuto subito,non solo perchè non era proprio male ma  anche per la sua simpatia e la facilità con la quale era stato capace di metterla  a suo agio. Si erano poi incontrati ancora, con un breve scambio di battute e-la più importante- durante una passeggiata al mare,non programmata e decisa per perdere tempo in attesa del ritorno a casa per il pranzo. Avevano parlato a lungo e lei  gli aveva detto della sua passione per il giardinaggio indicandogli anche dove abitava, nel caso avesse voluto vedere piante e fiori. Marco aveva colto l'occasione-lei se ne era resa perfettamente conto- per chiederle il  numero di telefono nel caso in cui avesse avuto bisogno di qualche consiglio per il terrazzo di casa sua " nudo e privo di verde".  Sapeva di piacergli, era certa; lui la osservava con uno sguardo che non ammetteva dubbi e ne era felice. Aveva quindi atteso la telefonata che non arrivava mai e questo l'aveva resa nervosa, scontrosa, tesa. Poi però tutto aveva preso un corso veloce, piacevole, coinvolgente. Telefonate, qualche proposta ben formulata, il primo appuntamento a casa sua e quindi la passione vera. Non si era posta e non si poneva il problema del marito che vedeva e non vedeva la sera tardi o quando gli restava tempo dopo i suoi lanci con il paracadute(l'hobby preferito), che occupavano naturalmente proprio i giorni di festa. Lei e Marco si erano incontrati più volte, vivendo ore di grande complicità e di perfetta armonia. Lei non poteva e non voleva chiedere altro. Forse erano le discussioni tra loro, certe volte anche per motivi futili, che mettevano scompiglio e malessere ma mai oltre i limiti. Andava bene, benissimo ed era per questo che non poteva durare-aveva poi pensato lei tanto tempo dopo-  ed infatti  il destino  ci aveva messo la mano. Il marito, durante uno dei suoi lanci, era precipitato malamente a terra rimanendo ferito in modo abbastanza grave. Ricovero in ospedale, interventi urgenti, degenza. E lei aveva capito che non ci sarebbe stato più spazio per Marco. Non avrebbe più avuto tempo, disponibilità,  impegnata com'era tra casa e ospedale.Sarebbero passati mesi prima di rivedersi e questo lei non lo voleva. Aveva quindi accettato l'ultimo appuntamento e poi al momento del saluto gli aveva detto addio."Basta e basta" e se ne era andata senza dare spiegazione tanto meno parlando del marito. Sapeva che lui non avrebbe capito, che non se ne sarebbe fatta una ragione ma doveva andare così. Le settimane successive lei ogni giorno apriva il cancello del giardino e usciva sul grande viale che portava al mare; una, due, tre volte. Sarebbe passato? Avrebbe tentato di rivederla? Ma la cosa era finita lì e non si erano più rivisti nè sentiti. Fino a che, molti anni dopo si erano quasi scontrati nell'angolo della piazza centrale. Un moto di meraviglia, un sorriso, una stretta di mano e qualche frase. Lui era rimasto fermo, pochissime parole, con lo sguardo fisso nei suoi occhi, come la prima volta. Si erano salutati con un cenno di mano e Marco se ne era andato veloce per la sua strada. Magari non l'aveva neanche riconosciuta, aveva pensato lei ma non aveva potuto fare a meno di ricordare, di tornare indietro nel tempo e per qualche attimo aveva chiuso gli occhi per nascondere la commozione.Era stato bello, da riempire una vita.

sabato 12 marzo 2011

PROFUMO D'ESTATE

Basta un tiepido raggio di sole e il profumo di primavera
camminare in riva al mare, ascoltare il silenzio dell'onda
guardare i gabbiani volare che inseguono sogni lontani
e la trasparenza dell'acqua che nulla nasconde
Dimentichiamo i tristi giorni d'inverno, freddi e piovosi
lasciamoci alle spalle pensieri che soffocano il nostro cuore
parole come sassi che hanno sfiorato il nostro viso
Adesso sono nulla, adesso non contano più nulla
Ma e' vero che bastano solo un tiepido raggio  di sole
il profumo del mare e  il grido dei gabbiani
per farci sentire diversi? E' l'estate che si avvicina
è l'estate che manda messaggi , è l'estate che ci accarezza
E la mano tenera e amica di chi ci ama
guiderà i nostri passi verso giorni da non dimenticare
Come quando eravamo bambini, poi giovani poi adulti
verso un orizzonte che non ha mai fine.

INCONTRI

Si erano conosciuti casualmente durante lo struscio serale per il corso, presentati da un amico comune. Marco non l'aveva mai notata prima, forse mai vista ma quando si erano stretti la mano, era rimasto colpito non tanto dalla figura sicuramente piacevole ma dai suoi occhi e dal suo sorriso. Occhi di un color marrone intenso,di velluto,molto espressivi ed il sorriso aperto e femminile,seducente,sottolineato dalle labbra carnose e appena segnate dl rossetto. L'aveva poi incontrata ancora all'uscita di un negozio e si erano fermati a chiacchierare per qualche minuto, parlando di tutto e di nulla. Ma lui aveva avuto modo di guardarla ancora meglio ed aveva confermato l'impressione che ne aveva avuta in precedenza: gli piaceva proprio. Si erano salutati ed era passato del tempo prima che le loro strade si incrociassero nel lungomare in una tiepida mattinata primaverile. Avevano camminato insieme e chiacchierato e Marco ne aveva fatte di domande per capire qualcosa di lei,per sapere. Lei però divagava, portava il discorso altrove,accennava poco o nulla di sè e della sua vita. Ma aveva parlato molto di una sua grande passione: il giardinaggio ,cui dedicava molto tempo non avendo impegni lavorativi.Abitava in una bella casa con un grande terrazzo ed un vasto giardino, una piccola serra e qui trascorreva ore ed ore, puntigliosamente a sistemare, a pulire, a curare, ad innaffiare, a potare. Tutto il giorno? Quasi. E la famiglia? Aveva parlato del marito, dirigente di una impresa, e fanatico di paracadutismo  che praticava ogni volta che aveva tempo libero. Marco allora aveva accennato al terrazzo vuoto della sua casa da scapolo, della voglia di metterci qualche vaso, un suggerimento...e si erano scambiati il numero di telefono. Così era nato il loro rapporto, le telefonate, gli incontri , quando lei poteva, a casa di lui. Rari, naturalmente ma molto intensi e bellissimi, entrambi davano tutto senza risparmio. Marco aveva avuto modo di conoscerla meglio, quindi, ed aveva notato quanto lei però fosse testarda nelle sue idee, nelle sue opinioni; ferma, incrollabile, per nulla disposta al confronto anche quando accennavano a fatti politici. Erano scontri duri al limite del litigio e lei se ne andava arrabbiata e scontrosa.  Spesso la discussione proseguiva per telefono, che usavano molto per sentirsi.La relazione era durata alcuni mesi, comunque molto intensa tra uno scontro e l'altro, tutta da vivere, entrambi innamorati. Marco quindi non si aspettava una fine così vicina; ed era stata lei a dire basta. Basta e basta, gli aveva detto. E le ragioni? Perchè? le aveva chiesto Marco, incredulo. Perchè basta. Senza una ragione, senza dare spiegazioni. testarda e irragionevole. E non si erano più visti; lui aveva fatto qualche passaggio davanti a casa di lei ma una siepe immensa ed un muro impenetrabile di verde non gli aveva concesso nulla. Molti anni dopo-quindici, venti- casualmente si erano quasi scontrati nell'angolo della piazza principale. Un moto di meraviglia per entrambi e poi qualche parola. Ma lui soprattutto le guardava il viso e non sentiva: un pò invecchiato, oramai sui cinquanta, segnato da qualche ruga e dai segni del tempo ma gli occhi, lo sguardo ed il sorriso erano rimasti gli stessi, bellissimi. Se ne erano andati salutandosi con un breve cenno di mano e lui aveva camminato in fretta per nascondere il suo dolore.

venerdì 11 marzo 2011

IL VOLTO E LA LUNA

I loro occhi si erano incrociati nella vetrina di un negozio del centro, riflessi nel vetro che faceva da sfondo. Entrambi guardavano gli oggetti esposti ma lui era più vicino mentre lei era poco dietro ed era per questo che non l'aveva notata. Poi, i loro sguardi si erano sfiorati, curiosamente confusi tra riflessi dorati e spicchi di luci.Era stato uno scambio intenso, molto forte, strano, poi il viso di lei era svanito e quando lui si era girato per vederla meglio la sua figura era sparita tra la gente e solo un leggero profumo era rimasto ancora, appena in tempo perchè lui ne avvertisse la delicata fragranza.E ne erano passati di giorni sino a che, fermandosi ancora una volta in quello stesso posto a curiosare tra le cose esposte, aveva di nuovo incrociato nel vetro gli stessi occhi e lo stesso sguardo di allora. Qualche attimo? Un minuto?Lui non avrebbe potuto dire, perchè questa volta aveva cercato di vederne anche il viso, i contorni, i lineamenti, tanto per poterla riconoscere nel caso in cui l'avesse incontrata per strada. Gli era sembrato un viso molto bello, giovane, serio, quasi orientale dagli zigomi alti e ben marcati. Questa volta conveniva girarsi in tempo, aveva pensato,e così aveva fatto ma lei se ne era già andata, lasciando solo quella delicata traccia di profumo. Il fatto gli era rimasto in testa, tanto che nei giorni seguenti più volte ed in ore diverse aveva ripercorso la stessa strada fermandosi di fronte lo stesso negozio. Ma non era successo nulla. E allora gli era venuto un dubbio:che il riflesso, che quegli occhi, quel viso, fossero di una ragazza che era all'interno, magari la proprietaria o una addetta alle vendite. Ma il profumo?E come poteva da dentro...ci aveva pensato e ripensato e poi, per togliersi ogni pensiero era anche entrato chiedendo banalmente il prezzo di un oggetto. Niente, dietro il bancone c'erano solo due signore abbastanza attempate, con i volti segnati e dal trucco pesante. Erano passati i giorni e lui si era dimenticato dell'episodio.Sino a che non era tornato tuttto improvvisamente alla sua attenzione quando aveva accettato l'invito a  cena rivoltogli da alcuni amici. Sarebbero andati in un agriturismo, cosi tanto di moda, a pochi chilometri di distanza e ricavato da una antica tenuta e da una dimora patrizia veramente interessante.Si erano ritrovati quindi la sera ed avevano preso posto nel loro tavolo.Nell'attesa di ordinare le portate, lui aveva cominciato a guardarsi in giro, incuriosito dall'alto numero di presenti, chiassosi e allegri. Aveva una posizione privilegiata poichè aveva praticamente di fronte tutta la vasta sala; ad un tratto la sua attenzione era stata catturata da un bel quadro che era posto sopra un gigantesco camino. Non era possibile! Il dipinto raffigurava  un raffinato ritratto di donna il cui viso-non c'era dubbio- era quello che lui aveva notato nella vetrina del negozio.Stessi occhi, stesso sguardo,stessi lineamenti,; la fotografia esatta, aveva pensato.Quindi la bella signora doveva avere rapporti con il locale, magari  essere la proprietaria e perciò l'avrebbe potuta finalmente vedere da vicino e farsi una idea.Ma per quanto avesse girato lo sguardo attorno, dappertutto, attento ad ogni persona presente, sino alla fine della serata non avevo visto proprio nulla. Ed allora ad un certo punto si era alzato ed era andato a vedere più da vicino il quadro. Era lei, era proprio lei.Praticamente era ritratto solo il viso, un poco in ombra, con dietro una finestra aperta da cui si intravvedeva un orizzonte lontano di cielo crepuscolare su cui spiccava una luna dalla luce tenue e soffusa e con i tradizionali elementi umani-occhi, naso, bocca-appena accennati."Quasi mi somiglia" aveva pensato. Gli era sembrato di avvertire anche lo stesso profumo, per un attimo. Aveva curosità di sapere e perciò, prima di andarsene, aveva chiesto al distinto signore che era alla cassa a chi appartenesse quel volto. La risposta lo aveva lasciato di ghiaccio : era della moglie dell'ultimo erede nobile della tenuta, morta oltre un secolo prima. Se ne era tornato a casa, preso da brividi, sconvolto e aveva trascorso una gran brutta notte, una notte agitata e confusa.

lunedì 7 marzo 2011

GOODBYE

Ciao amica,incostante, prevedibile,timida o non connessa con il mondo reale? Amica di un mondo non amico fatto di parole, di segnetti, di simbolini, di ammiccamenti , di una lingua "non lingua" che tutti siamo costretti a subire, a leggere e per non far la figura dei matusa anche ad utilizzare. lo vedo, lo sento, lo tocco con mano: è di moda, è dei nostri giorni; come il cellulare ultimo tipo, come il TV ultimo tipo, come le tavolette per leggere i libri, come I.Phone 2, 3, 4, 5, 6  e chissà  a quale numero arriverà. L'apparire è tutto, l'essere non conta più nulla. E via verso il vuoto più assoluto, dei discorsi più vuoti, dei sentimenti più inesistenti. Non molti anni fa quando si diceva amico si diceva " amico", una persona di cui ti potevi fidare, con cui potevi scambiare confidenze, consigli ,aiuti, fatti personali ed altro; oggi quando dici amico tutti pensano a Facebook!!! Quanti amici hai su FB? questo è ciò che conta. L'auto, il vestito, l'abbronzatura fuori stagione, la palestra, il footing, il personal trainer, la mangiatina-aperitivo-frizzantino-nelle ore più impensabili, il SUV a portata di mano ( se è possibile), la vacanza ad ogni festa che abbia almeno tre giorni utili, in montagna, al mare esotico, alla località di moda ( si ritrovano in tanti e tutti nello stesso posto che spesso sono convinti di essere ancora a Fano).
Ciao amica, inconstante e prevedibile. Noi siamo come siamo, e accettiamoci così. E se nel 2012 tutto dovesse cambiare come dicono i Maya ( o giù di lì)? Beh, allora potrebbe anche darsi il caso che ci risentiamo.