giovedì 7 febbraio 2013

NOTTE DI FUOCO

Si guardò allo specchio e sorrise alla sua immagine; sinceramente poteva dirsi, tutto sommato, più che soddisfatto.Il fisico, in definitiva, reggeva  bene, il viso aveva ancora qualche traccia giovanile, da birichino, poche rughe e sparse qua e là, ben distribuite e,soprattutto, i capelli erano quelli che gli davano più soddisfazione; avevano mantenuto nel tempo un colore vago, indescrivibile ma non ce n'era uno bianco, uno che è uno! Ed il barbiere, cui si era raccomandato di mantenere il segreto, riusciva con una leggera tintura a renderli omogenei, quasi gialli, tanto che ancora tutti gli amici lo chiamavano " il biondo" come quando era ragazzo.
Non vedeva l'ora di andare al Tris a ballare, a fare nuove conoscenze femminili ma, soprattutto, per rivedere una di Senigallia che non era male per niente e che aveva conosciuto il sabato precedente. Non era italiana ma parlava benissimo la nostra lingua; si chiamava Breghitta ma preferiva essere chiamata "Itta" non sapeva neanche lui il perchè.  Bellona, piena di forme e di sostanza, alta quanto lui-che era oltre il metro e settantacinque-simpatica e generosa e sapeva anche ballare bene.  Erano stati insieme per parecchio tempo ma alla fine lei non aveva ceduto e se ne era tornata a Senigallia senza mollargli un bel nulla." Ma stavolta..." si disse allo specchio sorridendo e facendo con la mano un gesto chiarissimo a pompa e aggiungendo per buon peso:" Itta,Itta, questa volta te la faccio fritta!!!"
Era geniale, sinceramente era geniale, pensò.
Era quasi ora: ripasso' a memoria le operazioni: doccia fatta, deodorante spruzzato, polvere Piediodor all'interno delle scarpe contro il cattivo odore già abbondantemente versata,
crema " Notti di fuoco" nelle parti intime contro le piccole perdite urinarie, mutande a mezza gamba elasticizzate pronte all'uso, vestito e camicia da indossare, maglietta della salute lana-cotone a manica corte per un tocco giovanile che non guastava. Poteva prepararsi definitivamente.
Fece tutto con cura, come sempre. Per prudenza, vista la serata fredda, infilò sotto la canottiera , a stretto contatto con la pelle, la calda pancera Gibaud , un pò consumata ma comodissima e poi via ..tutto il resto. 
Lo specchio gli mandava segnali positivi, decisamente! Vestito così era proprio ancora un bel figo; forse la pancetta era un po' troppo abbondante ma...non si poteva avere tutto.
" Dai figo!" gridò allo specchio e via in bagno per prendere dall'armadietto tutte le pasticchine che via via gli sarebbero state necessarie durante la nottata di festa. "Maalox" contro i bruciori di stomaco, "Gastrovil " per digerire, " Duocarbon" per non fare i ruttini mentre ballava, " Pressogiù" per tenere stabile la pressione, " Fluidol" per la circolazione del sangue nelle gambe che tendevano a gonfiarsi; " Prostastar" per la prostata ed infine, il più importante ed il più prezioso, soprattutto se Itta glie la dava" Spaccaboom" per avere la sicurezza di non fare brutte figure a letto.
Ultimo sguardo: " e vaiiiiiiiiiii!!!!!" gridò alzando il dito pollice: l'aspettava una notte di fuoco. E vaiiiiiiiii!!!!

SI VA IN DISCESA,CIAO CIAO

Si va, si va..si va in discesa, nel senso che non è che andiamo meglio ma che di corsa stiamo andando verso il fosso. Capisco che dopo dieci di anni ( più o meno) del governo del sindaco-operaio Agussi non si potrebbe neanche immaginare qualche cosa di diverso ma almeno la normalità-dico la normalità- almeno quella si.
Invece, dopo il fuoco dei primi cinque anni, navigati sul burro, il fortino agussiano ha cominciato a mostrare le sue crepe, le sue carenze, i suoi giganteschi limiti. Si governa la città alla meno peggio, si ride e si sorride alle telecamere, ci si pavoneggia per le cazzate, si inneggia al carnevale come se fosse una fabbrica di soldi per la città, alle sagre, alle cene, alla gastronomia come veicolo di benessere per tutti i fanesi(???) e forse è ben per questo che i marottesi vogliono tagliare la corda. Andranno a stare meglio, non si sa ma almeno ci provano. 
I pavoni fanno la ruota ma i risultati sono, purtroppo, quello che sono; al di là delle parole...il nulla.
Si canta e si balla, ma non solo alle feste: si canta e si balla sulle centinaia di buche che sono sparse in tutte le strade di Fano, nessuna esclusa; si pagano conti salati ai gommisti ed ai carrozzieri per riparare i danni che chissà quando mai verranno rimborsati( se verranno rimborsati). 
Il territorio trema, il territorio soffre, il territorio non ce la fa più...il territorio. 
Parlano e straparlano gli amministratori, fanno promesse che non potranno mai mantenere, lasciano andare la città in rovina senza muovere un dito e se lo muovono è quasi esclusivamente per annunciare piccole cose di nessun conto. 
Si asfalteranno le strade vendendo i beni comunali, annuncia l'ex assessore alle feste; ma si è domandato quando potranno essere venduti? E chi comprerà, in questi tempi di vacche magre? E allora: quando saranno sistemate le strade, caro assessore: nel 2020, 2030, 2040?
Ma l'annuncio fa pubblicità, fa scena nei giornali ed in TV e tanto basta.
Quante promesse fatte dalla giunta Agussi e quante ne sono rimaste sulla carta! 
Ora sono riusciti a rovinare persino una delle istituzioni culturali più importanti di Fano:la Fondazione teatro. Dopo scontri, incomprensioni, forse accordi non rispettati, il direttore artistico Fedeli ha abbandonato (giustamente) il campo per difendere le sue posizioni.
Ma che razza di amministratori abbiamo? 
Abbiamo nella nostra città e nel nostro territorio( cosi faccio contento qualche fesso) una potenzialità di risorse veramente invidiabili, basterebbe solo usare la testa, il buon senso e la scelta di priorità che queste pretendono.
Invece si sbrodolano solo con le carnevalate, con i romani, con le sfilate, e qualche chiacchiera.
Piano piano ci hanno portato( e ci portano ) via tutto: anche la sirena del porto che Senigallia invece ha difeso e tenuto con la spesa di una  modica somma annuale che non supera gli 800 euro. Ma come si fa?
E' probabile che Agussi non sapesse cosa è il nautofono ma qualcuno che gli sta vicino e che è nato a Fano e sta a Fano poteva chiarirgli le idee ed invece...via anche quello/a.
Bene. Ora manca appena un anno per le prossime elezioni amministrative: già ci sono candidati big come Mascarin ed altri, cioè per il momento il nulla. Ma arriverà il momento in cui tutti dovranno scoprire le carte,e allora ci sarà da piangere.
E Agussi che farà? Non potrà più essere rieletto e dovrà cercare un'altra sistemazione. Ma dove? Questo è il mistero;
noi però, intanto, aspettiamo un miracolo, anzi! IL miracolo: San Paterniano potrebbe aiutarci una volta tanto.

mercoledì 6 febbraio 2013

" TANT...VU META???".

So benissimo che ognuno ha i suoi ,la differenza sta nel fatto che a me piace anche raccontare e quindi confidare quel che mi accade. Dicevo: ognuno ha i suoi rompiballe da sopportare; io magari sarò meno disponibile degli altri e quindi mollo prima mentre c'è chi riesce a tenere duro sino alla fine e magari anche sorridere, da ebete ma sorridere. Io no. Mi dice un'amica:" ma capitano tutti a te?"; spero di no, mi auguro di no, forse, è probabile, forse..
Allora. Fino a qualche tempo fa ci salutavamo appena, ciao ciao e niente da dirci; poi una decina di giorni fa ci incontriamo in un negozio, facciamo la fila, siamo fianco a fianco, tanto per passare il tempo(immagino) mi chiede:" per chi votiamo sta volta? E' un macell!!!". 
Per educazione gli rispondo, con poche parole gli esprimo le mie idee:" sono deluso, sono stanco, non ne posso più di tutti,è un pò qualunquismo ma dove mi giro vedo ladri..." sta per rispondermi ma la fila si muove, lo perdo di vista.Arrivederci e grazie, non ci penso più.
L'altra sera, attraverso la piazza, lo vedo da lontano ma non percepisco il pericolo, proseguo e tiro dritto e non capisco a che cosa vado incontro. "Francolini!!!  Francolini!!!!!", oramai è a pochi metri, lo saluto sperando in meglio invece si ferma, Mi ferma! " Allora?"  dice; allora cosa? rispondo io; " en tarcordi el discors?" ." Si si, ti ho già detto: sono deluso di tutto e da tutti, forse non vado neanche a votare...".
Non l'avessi mai detto!  Inizia una tiritera a favore di Grillo che ai suoi tempi neanche un ferreo comunista avrebbe fatto per Togliatti. " E Grillo qui, e Grillo là, hai sentito cosa ha detto degli stipendi? hai sentito il programma? Ji so' git anca a Pesaro. Che roba! Che robaaaa! La gent che c'era.."
Per  un attimo mi spiazza, mi toglie il fiato, poi mi riprendo e cerco di contestare. Non mi fa parlare, comincia ad alterarsi, quasi grida il suo poema d'amore per Grillo, magnifica tutto e tutti coloro che sono con lui, insomma è l'uomo dei miracoli.
Mi cominciano a girare forte, fremo nella speranza di tagliare la corda, che squilli il cellulare, il suo o il mio, avere il tempo di fuggire. Purtroppo sono sfigato e allora mi faccio valere e gridando più di lui ( e calzando un pò la mano, lo devo ammettere) dico chiaro e tondo quel che penso di Grillo e dei grillini ,che non si può risolvere i problemi dell'Italia facendo i comici e parlando con i twitter, che rifiuta i confronti perchè ha paura ecc.ecc. Lui si infervora sempre di più, sfiora quasi le offese" alora te en hai capit gnent!!- mi dice rosso in volto e le vene del collo grosse come corde- en  hai capit gnent!!! TANT...VU META? GRILLO E' GRILLO!!!"
Su questo non avevo dubbi e allora tanto per rompere definitivamente gli dico" E se dovesse vincere e lui fa il presidente, il governo con chi lo forma: con i comici di Zelig?" 
Qui l'incontro si è concluso definitivamente. Se n'è andato masticando improperi ed io ho potuto riprendere la mia strada. Ora il mio incubo è questo: e se gli è già passata e lo incontro di nuovo? Che Dio me la mandi buona.


lunedì 4 febbraio 2013

VOLARE

C'era un sole tiepido e aria primaverile in quella mattinata di febbraio. Aveva camminato fino al mare, piano, per assaporare quei bei momenti fuori stagione. Poi si era seduto in una panchina di legno rivolta verso la spiaggia, vedeva le onde, il colore dell'acqua, i gabbiani che volavano. Aveva tirato indietro il vecchio cappello per sentire il calore del sole sul viso, rugoso, segnato dal tempo e dalle vicende spesso amare della vita e aveva acceso il mezzo sigaro che teneva sempre in tasca. Poi aveva chiuso gli occhi e si era lasciato andare ai pensieri. Non c'era nessuno in giro ed il silenzio era rotto solo dall'aspro verso dei gabbiani, sempre in lite tra loro per un boccone.
Ci veniva anche da piccolo in quel tratto di spiaggia, tanti, tanti anni prima, accompagnato dalla madre; altri tempi, altro ambiente, altra età. 
Ora doveva pensare solo a resistere ancora; ...quanto? Giorni, settimane, qualche mese o forse non sarebbe stato meglio chiudere definitivamente quel lungo libro della vita e mettere la parola fine? 
Stava bene, era caldo, a febbraio, gustava la tirata di fumo come non aveva mai fatto, si sentiva leggero e tranquillo, la mente libera, senza pensieri tristi come invece spesso era accaduto prima di allora.
L'azzurro del mare era attraversato da raggi dorati di sole, sembrava quasi che facessero scintille. Volavano piano piano i gabbiani, non gridavano più, c'era silenzio, silenzio, silenzio. Come stava bene, era giunto il tempo di sorridere. Ed aveva sorriso; la cenere del sigaro era caduta posandosi sul cappotto, tracciando una leggera riga grigia .
Poi i gabbiani avevo ripreso a gridare ed il mare a fare scintille.

LA FRESCA LEGGEREZZA DEL NULLA

Tanto per sorridere e dico quel che penso perchè, essendo un "fruitore" costante della trasmissione dedicata quotidianamente alla rassegna stampa, mi sento di avere anche il diritto di simpaticamente criticare quello spicchio di Fano TV.
Intanto non gradisco particolarmente l'allargamento a tutta la provincia, sforando addirittura sino a Senigallia della lettura delle notizie : noi di Fano( teniamo conto che alle 7,45 di solito la gente si prepara ad andare a lavorare e ad uscire) soprattutto desideriamo sapere cosa scrivono della nostra città i quotidiani che hanno pagine locali; parlarci di Urbino, Cagli, Colbordolo, Apecchio, delle frazioni di Pesaro ecc. ci sfiora appena se non addirittura ci infastidisce. Ma capisco anche che è un problema di " bacino d'ascolto"  e cioè più è largo e più c'è possibilità di avere pubblicità e quindi soldi e quindi la scelta editoriale è più che comprensibile anche se...poco gradita a Fano.
Ma io ho-sinceramente- una ammirazione assoluta per la graziosa e simpatica lettrice della rubrica, veramente! E' sempre sorridente, porge le notizie come se ti parlasse per strada,al Supermercato, cinguetta, muove le manine come " farfaline" ( come diceva Gassman in un famoso film), commenta di suo, dà consigli, suggerisce,sbaglia spesso ma lo fa con una leggerezza ed una indifferenza disarmanti. Non se ne accorge, va avanti, cambia articolo quando non riesce a venirne fuori, cinguetta ancora, e soprattutto è amante assoluta della cronaca nera e cioè incidenti, rapine, furti,ecc. Non ne perde una, propina tutto senza sosta, qualunque cosa e qualunque sia il luogo in cui è avvenuto e quel che è più bello è che propina la stessa notizia ogni volta che cambia giornale( Carlino, Corriere Adriatico, Messaggero) ed ogni volta dobbiamo risentire la stessa, precisa, identica informazione. 
" Un anziano starnutisce paurosamente a Colbordolo, per fortuna nessun ferito"...." tre formiche investite sulle strisce pedonali a Cattabrighe, una sola è stata ricoverata ..." e così via. Soprattutto nei nomi e cognomi dei personaggi che cita fa paperette: sbaglia, confonde, ma sempre con il sorriso sulle labbra e come se nulla fosse.
E le piace tanto il termine" territorio": lo cucina in tutte le salse, in tutti i modi, lo caccia dapertutto e spesso fuori luogo .
" Buon giorno, amici ascoltatori, buon inizio settimana ed anche buon lunedi.." ( ?????), ha detto questa mattina e poi porgendo i servizi dei quotidiani sul carnevale, legge i titoli sui 90 anni della Musica Arabita di cui, evidentemente non sa proprio nulla perchè aggiunge:" pensate! Questo carro(!!!!!) intitolato Musica Arabita esiste da 90 anni!!!!".
Va bene..forse non è fanese: vuoi vedere che magari è pesarese? 
Però io le perdono tutto: è graziosa, sorridente, le sue manine sono "farfaline", sono un suo accanito ammiratore, lo giuro!.

sabato 2 febbraio 2013

GOCCE D'ARCOBALENO

Si inseguono le gocce d'arcobaleno
sui neri fili della luce che vanno
da un lato all'altro della strada
sino a finire su strani bicchieri di bianca ceramica
che sporgono dai vecchi muri delle case.
La pioggia copre lo spicchio d'orizzonte
che si intravede dalla finestra
e scende forte sul selciato formando rivoli
che piccole caditoie non riescono a smaltire. 
Corrono le gocce ,colorate come sfere di vetro
ed il bimbo, da dietro la persiana
ne segue con gli occhi ammirati il percorso
muovendo il capo sino ad accompagnarle
alla fine per poi riprendere le successive
che appena si sono formate.
Piccoli sogni, veloci, fatti di nulla
ma pieni di fantasia e di gioia
ad immaginare chissà che cosa
in quella serata di pioggia.




venerdì 1 febbraio 2013

LA RUOTA...DEI SOGNI

Non era niente di speciale, credo: una grande ruota di ferro con un manico per spingerla e farla ruotare e quindi "pompare" l'acqua in superficie per farla uscire dal rubinetto. Ce n'erano due nel paese: una vicina casa mia in una piazzetta e l'altra in cima al corso principale del paese, detta " la ruota di San Francesco", forse perchè c'era una chiesetta nei pressi. La prima portava acqua di scarsissima qualità ( chissà dov'era il pozzo...) l'altra invece-si diceva in paese- faceva sgorgare acqua purissima e di grandi qualità, forse persino miracolose( forse) e quasi tutti usavano questa per riempire bottiglie o piccole damigiane da tenere in casa.
Insomma, quella vicino casa mia era di seconda categoria e veniva usata solo per servizi  non domestici.
Ma a noi ragazzetti di pochi anni a che cosa servisse l'acqua non ce ne interessava nulla perchè, della ruota, facevamo ben altro uso e assai più divertente: la utilizzavamo per fare il "dondolo" avanti e indietro, seduti o a cavalcioni sul lunga barra di legno che serviva per farla girare. A turno salivamo e gli altri mettevano in movimento la ruota( senza farla girare del tutto, naturalmente sennò ci saremmo rovesciati pesantemente in terra): avanti e indietro, proprio come un dondolo. Quante ore ho e abbiamo passato vicino a quel marchingegno, divertendoci come matti, con poco o nulla. "State attenti!" gridavano le mamme dalle finestre; " state attenti che vi fate male!" ci diceva un meccanico che aveva l'officina proprio a pochi passi e che veniva alla pompa per rifornirsi d'acqua per i suoi lavori.
Ma noi non stavamo attenti, badavamo solo a divertirci.
Spesso ho provato anche a fare il dondolo da solo, visto che abitavo lì vicino e arrivavo in un attimo ma non sono mai riuscito a far muovere la ruota: troppo pesante e seduto sulla barra i miei piedi non arrivavano a terra, magari per tentare di darmi una spinta.
Allora stavo seduto, fermo, senza riuscire a far nulla ma non volevo mollare. E non mollavo.
Ora in Arcevia di ruota ne è rimasta una sola, come reperto antico ed amato dagli abitanti: quella detta di San Francesco; l'altra, vicino casa mia, che era più grande, è stata tolta da tanti anni.
E' il tempo che passa inesorabile e porta via tutto ma non cancella i nostri ricordi.