Parlano bene quelli là, i tre mezzibusti, si lamentano, borbottano, Luciano ha le lacrime agli occhi, Giulio ha un piccione in testa, Ruggero ha un cane ai piedi con la gamba alzata , ma io...io cosa dovrei dire allora, che sono qui tutto solo, allampanato sopra una scheggia di roccia che per starci mi hanno persino messo gli scarponi ai piedi! Ho intorno alberi e siepi, davanti un tendone con i tavolini del bar, con un chiasso che non vi dico, sulla sinistra lo stand di un ristorante, mi passano sotto il naso profumi ed aromi di ogni specie, ho addosso gli odori di tutte le cucine del mondo, cani che passano e annusano per vedere se c'è anche qualche ossetto avanzato ancora da spolpare e per finire...ho lo squardo perennemente puntato verso il muro di un vecchio palazzo e un negozio di abbigliamento che non mi concedono nulla ma solo tanta tristezza. Io stavo tanto bene a Rio Salso, perchè non mi hanno messo là? E mi piaceva il mare, adoravo l'ambiente dei marinai, il porto; se volevano farmi contento dovevano mettermi sul molo, o lungo il canale, mi stava bene anche in Sassonia ma no qui!!! Che ci faccio qui? E sono solo, mi sento solo, fuori posto. Ci sono poi sere che non riesco neanche a riposare. Quelli del Caffè attaccano la musica a tutto volume e la gente beve e mangia, e va avanti e indietro e tutti ridono e tutti gridano e non si capisce il perchè. Al mercato invece mi sono abituato, ero già abituato; bancarelle, folla, tendoni che mi arrivano fin sotto il naso, mutande e biancheria che svolazzano davanti ai miei occhi, cartacce e plastica. Bel rispetto!!! Se potessi allungare una gamba sin dove dico io, saprei a chi dare un bel calcio nel sedere; perchè io so chi è stato a farmi questo brutto scherzo. Poeta dei miei stivali! Ogni tanto lo vedo da queste parti, mi gironzola intorno, mi guarda da sotto il cappello , mi dice anche qualcosa che io però non capisco, per fortuna, forse aspetta che io lo ringrazi. Ma se mi capita a tiro... Chissà se un giorno riuscirò a scambiare quattro chiacchiere con i miei tre compagni di sventura, forse potremmo metterci d'accordo e tirare un bello scherzo al nostro "maestro ideatore". E pensare che io a Fano gli ho voluto tanto bene!!! Ma forse il guaio sta nel fatto che a governare Fano non ci sono più fanesi.
P.S. No so se avete notato. A me, comunque sia, hanno fatto a figura intera ( anche se di modeste proporzioni) e sono stato il primo; poi sono arrivati i tre amici fatti a mezzo busto, e anche se nessuno l'ha notato, sulla piazzetta in cima al corso davanti alla chiesa di San Tommaso c'è l'omaggio ad un altro personaggio con la sola...testa; ai prossimi ( anche se spero che non ci siano), metteranno solo le orecchie, il naso e la bocca?
giovedì 28 luglio 2011
mercoledì 27 luglio 2011
LE VEDOVE BIANCHE
Ce ne sono dappertutto, purtroppo per loro perchè la vita spesso è " cinica e bara". Sono ancora belle e piacenti, oppure sono consumate dalla vedovanza bianca e quindi smunte e rinsecchite come un ramo d'inverno, sono alla disperata ricerca di compagnia, forse anche maschile, o al contrario come sentono nominare qualcuno dell'altro sesso arricciano il naso e fanno le corna ( argomento quindi chiuso per sempre). Ci sono quelle che tutti i giorni si impegnano per mantenersi in forma e per rimandare di qualche mese il crollo fisico facendo ginnastica,andando in palestra, mangiando l'indispensabile e quelle che invece oramai " me ne frego" e sostituiscono la mancanza di affetto con sgolfanate di dolci o di aperitivi con contorni e pizze gigantesche.Insomma ce ne sono di tutti i tipi e di tutte le qualità. Una cosa però è comune a tutte: la voglia di coalizzarsi, di stare insieme di dimostrare che anche senza maschio la vita va avanti uguale, anzi! è anche migliore. E sono sempre lì a organizzare cene, uscite serali, visitine ai locali da ballo, bar alla moda, indipendenti, con la propria auto, con i soldi in tasca perchè molte di loro lavorano e guadagnano, con il cellulare sempre in mano in attesa di una chiamata...non si sa bene di chi. Perchè le vedove bianche? Perchè molte sono divorziate o comunque separate dal marito, qualcuna è proprio vedova veramente, i figli, se ci sono hanno una età che consente loro ogni libertà, si sono ritrovate il più delle volte abbandonate dal coniuge dopo anni di incomprensione e di mare piatto, piattissimo, devono ricominciare una vita a quaranta, cinquant'anni, organizzarsi , allargare l'area degli impegni da sole e soprattutto relazionarsi con i figli ( quando ci sono) in modo del tutto diverso perchè i figli " sentono le due campane " in momenti ed in luoghi diversi cioè nelle rispettive case dei genitori. Ma quando si sono barcamenate ed organizzate, le vedove bianche non badano a spese!!! Come ho già detto non ne perdono una: lezioni di ballo latino americano, tango, palestra, acquagym, dieta, abbigliamento giovanile, serate notturne e ...via fino a tarda notte. Si muovono naturalmente a gruppetti molto bene organizzati e molto affiatati; apparentemente si divertono: ridono, scherzano, fanno battute, lanciano occhiatine invitanti ai maschietti ( che spesso ci cascano) e poi via senza concedere nulla. Quelle un pò più tardone, invece, non solo non rifiutano l'altro sesso ma lo cercano disperatamente. Ovunque ma soprattutto nei locali da ballo tradizionali dove si folleggia a liscio e simili. Non ne perdono uno, basta che si regga in piedi.
Le vedove bianche, che ho così sommariamente descritto ed in un modo anche un pò piatto, hanno parentela stretta con un altro gruppo di donne che, purtroppo per loro, non sono separate o divorziate ma è come se lo fossero e quindi secondo me sono le più sfortunate e le più banali. Sono quelle che vivono con mariti inesistenti, anche se sotto lo stesso tetto, che conducono una vita senza colore e senza sapore, ognuno per conto suo, ciao, ciao quando si vedono e quando si lasciano, lui ha i suoi amici, i suoi passatempi, il suo lavoro; lei sfaccenda per casa, forse lavora, ha qualche amica che vede al supermercato, fanno due passi insieme, non va al bar perchè " non ho tempo", guarda la televisione ed alla sera va a letto alle 10 mentre il marito chissà dov'è e chissà cosa fa. Ed il giorno dopo è la stessa precisa identica routine. Ma non se la sentono di lasciare il nido. Queste in parte fanno pena, in parte fanno incazzare. E gli uomini? Ce ne saranno di sfigati? Certo che ce ne sono ma a parlarle non sta a me, potrei essere accusato di essere di parte.
Le vedove bianche, che ho così sommariamente descritto ed in un modo anche un pò piatto, hanno parentela stretta con un altro gruppo di donne che, purtroppo per loro, non sono separate o divorziate ma è come se lo fossero e quindi secondo me sono le più sfortunate e le più banali. Sono quelle che vivono con mariti inesistenti, anche se sotto lo stesso tetto, che conducono una vita senza colore e senza sapore, ognuno per conto suo, ciao, ciao quando si vedono e quando si lasciano, lui ha i suoi amici, i suoi passatempi, il suo lavoro; lei sfaccenda per casa, forse lavora, ha qualche amica che vede al supermercato, fanno due passi insieme, non va al bar perchè " non ho tempo", guarda la televisione ed alla sera va a letto alle 10 mentre il marito chissà dov'è e chissà cosa fa. Ed il giorno dopo è la stessa precisa identica routine. Ma non se la sentono di lasciare il nido. Queste in parte fanno pena, in parte fanno incazzare. E gli uomini? Ce ne saranno di sfigati? Certo che ce ne sono ma a parlarle non sta a me, potrei essere accusato di essere di parte.
domenica 24 luglio 2011
PICCOLO PAESE DI COLLINA
Piccolo paese di collina verde tra i monti
dalle strade strette e contorte
unite da vicoli e da vecchie case e palazzi
colorato qua e là da improvvisi giardini
e minuscole piazzette con le fontane a ruota.
Il selciato sconnesso e terra bianca arsa di polvere
dove correre e giocare era fatica e rimproveri
delle mamme attente e premurose.
Era facile cadere farsi male e sanguinare
a volte piangere e correre alla fontana
per inondare d'acqua la ferita e poi legare
un fazzoletto striminzito e sporco sulla parte dolente.
Paese mio fatto di sogni e di speranze,
di asilo e di scuola, con il grembiulino nero
e un grande fiocco azzurro annodato al collo
il maestro severo ma non troppo, giovane
l'odore di inchiostro e di gesso,
la lavagna e il banco di legno pieno di macchie scure,
i quaderni sgualciti , il libro di lettura
le letterine, le vocali e le consonanti
da imparare a memoria, la carta d'Italia
appesa alla parete senza sapere cosa volesse dire.
Italia, diceva serio il maestro, Italia,
così grande così bella e i monti e i mari
ma noi conoscevamo solo Arcevia e i boschi intorno
e la fantasia oltre non volava.
Che bella fanciullezza e dolce giovinezza
ho trascorso tra quelle antiche mura
e il grande parco a farci compagnia
tra giochi e siepi, piante, fiori , fontane
a darci asilo quando da giovincelli
azzardavamo qualche passo imprudente
con le ragazze che ci erano amiche.
Sono andato via e siamo partiti per altro lido
a vivere e crescere non tra il verde dei monti
e docili colline ma in riva al mare azzurro
tra barche e sabbia e tramonti rosso fuoco.
Da tanto tempo ormai che non ricordo
ma Arcevia resta sempre nel mio cuore
e mi è rifugio e conforto, sempre amica
quando la vita mi offre malinconia e tristezza.
dalle strade strette e contorte
unite da vicoli e da vecchie case e palazzi
colorato qua e là da improvvisi giardini
e minuscole piazzette con le fontane a ruota.
Il selciato sconnesso e terra bianca arsa di polvere
dove correre e giocare era fatica e rimproveri
delle mamme attente e premurose.
Era facile cadere farsi male e sanguinare
a volte piangere e correre alla fontana
per inondare d'acqua la ferita e poi legare
un fazzoletto striminzito e sporco sulla parte dolente.
Paese mio fatto di sogni e di speranze,
di asilo e di scuola, con il grembiulino nero
e un grande fiocco azzurro annodato al collo
il maestro severo ma non troppo, giovane
l'odore di inchiostro e di gesso,
la lavagna e il banco di legno pieno di macchie scure,
i quaderni sgualciti , il libro di lettura
le letterine, le vocali e le consonanti
da imparare a memoria, la carta d'Italia
appesa alla parete senza sapere cosa volesse dire.
Italia, diceva serio il maestro, Italia,
così grande così bella e i monti e i mari
ma noi conoscevamo solo Arcevia e i boschi intorno
e la fantasia oltre non volava.
Che bella fanciullezza e dolce giovinezza
ho trascorso tra quelle antiche mura
e il grande parco a farci compagnia
tra giochi e siepi, piante, fiori , fontane
a darci asilo quando da giovincelli
azzardavamo qualche passo imprudente
con le ragazze che ci erano amiche.
Sono andato via e siamo partiti per altro lido
a vivere e crescere non tra il verde dei monti
e docili colline ma in riva al mare azzurro
tra barche e sabbia e tramonti rosso fuoco.
Da tanto tempo ormai che non ricordo
ma Arcevia resta sempre nel mio cuore
e mi è rifugio e conforto, sempre amica
quando la vita mi offre malinconia e tristezza.
ARIA DI SETTEMBRE AL LIDO
E' fine luglio e quindi piena stagione estiva ma a guardarsi intorno e camminare lungo la spiaggia sembra assai di più settembre, quando comincia a piovere, a tirare aria frizzantina ed il mare si agita e assume colori e tonalità cupi e malinconici.
Un tempo ed in un giorno così a Fano nei viali della marina si sarebbero incontrate decine di turisti tedeschi ( chissà perchè sceglievano la nostra città) tranquillamente a spasso coperti dalla testa ai piedi da impermeabili chiari e trasparenti che tutti i fanesi chiamavano senza troppi complimenti " preservativi". Un italiano, un fanese mai avrebbe indossato una cosa del genere mai! Ma i tedeschi, pratici e poco eleganti ne facevano molto uso fregandosene delle apparenze. Oggi non è giornata, purtroppo. Il sole compare e scompare, non invita, c'è vento al mare, ogni tanto cade qualche goccia di pioggia, gli ombrelloni sono tutti chiusi, le onde arrivano forte sulla riva e sui moli, c'è pochissima gente in giro anche se è domenica. Sotto il tendone vicino al molo di levante ( Hotel Excelsior) c'è qualche curioso che tiene d'occhio due "sfigati" - mi si passi il termine- che fanno meditazione. Sono seduti per terra l'uno di fronte all'altro, gambe piegate sotto il sedere e si guardano senza dire nulla. La filosofia della loro azione è spiegata in alcuni cartelli scritti con il pennarello ed appesi alle ruote di due biciclette ( che immagino siano le loro, naturalmente). Si guardano senza parlare...Penso: o, guardandosi, sono rimasti fulminati dalla loro stessa bruttezza o il vento e l'aria fredda li ha congelati come due sardoni. Dunque la spiaggia è vuota, pochissimi romantici solitari camminano a riva per udire da vicino la voce del mare e pochissime donne romantiche cercano sulla battigia conchiglie e ricordi da portare a casa non appena finiscono le vacanze. E pensare che siamo alla fine di luglio!!! Credo, però, che in generale tutta questa stagione 2011 sia nata sfigata per Fano e forse non solo per Fano. Gli esperti ed i responsabili del settore possono dire quello che vogliono per farsi gli elogi, assessori per primi, ma la verità vera è che c'è veramente poca gente, pochi turisti, pochi villeggianti. Al Lido ci sono file di ombrelloni vuoti come non mai; chiusi anche nei giorni di calura e di bel tempo e se non ci fossimo noi fanesi ad occupare gli altri sarebbe da mettersi a piangere. A volte sono più numerosi i "vu cumprà" che sono diventati veramente insistenti e petulanti. Mi si parla di locali semivuoti ( salvo il sabato e la domenica), di modeste presenze nei luoghi di passatempo , di soldi spesi pochi e rari. Riempirsi la bocca con le feste, le sagre e le sfilate serve a ben poco; nascondersi dietro un dito, oltretutto, è anche colpevole perchè cosi facendo non si cercheranno mai rimedi ma si nasconderà solo la polvere sotto il tappeto.
Aria di settembre, dunque, al Lido e i Sassonia, a Gimarra e all'Arzilla. Certo tornerà il bello ( che non è il sindaco Aguzzi, sia chiaro), tornerà a splendere il sole( che non è l'assessore Santorelli), tornerà la serenità ( che non l'assessora Cucuzza), torneranno giorni d'estate ma... la metà è già partita ( e purtroppo non è l'assessore Falcioni).
Un tempo ed in un giorno così a Fano nei viali della marina si sarebbero incontrate decine di turisti tedeschi ( chissà perchè sceglievano la nostra città) tranquillamente a spasso coperti dalla testa ai piedi da impermeabili chiari e trasparenti che tutti i fanesi chiamavano senza troppi complimenti " preservativi". Un italiano, un fanese mai avrebbe indossato una cosa del genere mai! Ma i tedeschi, pratici e poco eleganti ne facevano molto uso fregandosene delle apparenze. Oggi non è giornata, purtroppo. Il sole compare e scompare, non invita, c'è vento al mare, ogni tanto cade qualche goccia di pioggia, gli ombrelloni sono tutti chiusi, le onde arrivano forte sulla riva e sui moli, c'è pochissima gente in giro anche se è domenica. Sotto il tendone vicino al molo di levante ( Hotel Excelsior) c'è qualche curioso che tiene d'occhio due "sfigati" - mi si passi il termine- che fanno meditazione. Sono seduti per terra l'uno di fronte all'altro, gambe piegate sotto il sedere e si guardano senza dire nulla. La filosofia della loro azione è spiegata in alcuni cartelli scritti con il pennarello ed appesi alle ruote di due biciclette ( che immagino siano le loro, naturalmente). Si guardano senza parlare...Penso: o, guardandosi, sono rimasti fulminati dalla loro stessa bruttezza o il vento e l'aria fredda li ha congelati come due sardoni. Dunque la spiaggia è vuota, pochissimi romantici solitari camminano a riva per udire da vicino la voce del mare e pochissime donne romantiche cercano sulla battigia conchiglie e ricordi da portare a casa non appena finiscono le vacanze. E pensare che siamo alla fine di luglio!!! Credo, però, che in generale tutta questa stagione 2011 sia nata sfigata per Fano e forse non solo per Fano. Gli esperti ed i responsabili del settore possono dire quello che vogliono per farsi gli elogi, assessori per primi, ma la verità vera è che c'è veramente poca gente, pochi turisti, pochi villeggianti. Al Lido ci sono file di ombrelloni vuoti come non mai; chiusi anche nei giorni di calura e di bel tempo e se non ci fossimo noi fanesi ad occupare gli altri sarebbe da mettersi a piangere. A volte sono più numerosi i "vu cumprà" che sono diventati veramente insistenti e petulanti. Mi si parla di locali semivuoti ( salvo il sabato e la domenica), di modeste presenze nei luoghi di passatempo , di soldi spesi pochi e rari. Riempirsi la bocca con le feste, le sagre e le sfilate serve a ben poco; nascondersi dietro un dito, oltretutto, è anche colpevole perchè cosi facendo non si cercheranno mai rimedi ma si nasconderà solo la polvere sotto il tappeto.
Aria di settembre, dunque, al Lido e i Sassonia, a Gimarra e all'Arzilla. Certo tornerà il bello ( che non è il sindaco Aguzzi, sia chiaro), tornerà a splendere il sole( che non è l'assessore Santorelli), tornerà la serenità ( che non l'assessora Cucuzza), torneranno giorni d'estate ma... la metà è già partita ( e purtroppo non è l'assessore Falcioni).
sabato 23 luglio 2011
TRESSETTE COL MORTO
Ciao Luciano...ciao Giulio...ciao Ruggero...come ti va? Ma, come vuoi che vada, io non ci sono abituato a stare fermo come un baccalà, sopra una colonna,a guardare sempre verso lo stesso punto, verso la stessa direzione. Toh! Anche anch'io ho lo stesso problema... Ma guarda anch'io! Proprio non mi va giù; qui, immobile, senza poter far niente, senza scambiare quattro chiacchiere con la gente; e sì che qui di gente ne viene, le panchine sono quasi sempre piene, anche di notte. Quelli che vengono al buio, però, caro Giulio non te li raccomando. Guarda! Proprio stanotte in tre si sono messi ad " annaffiare" le mie estremità come se fossi un wather! E cantavano pure, sti zozzi. Ma quali estremità che sei solo un busto? Ruggero, facevo tanto per dire, tanto per farmi capire. Va bene che sei un attore di teatro ma un pò di fantasia. E tu Luciano? Sono triste, sono disperato. Io qui non ci voglio stare, voglio andare via. Anzi! Non avrei mai voluto esserci: ridotto a fare il pupo di bronzo in pieno centro cittadino. Contornato da erbetta e da qualche pianticella rinsecchita. E intorno sempre tutto quel chiasso quella confusione, io che ho sempre odiato queste cose. Quando poi c'è il mercato, le bancarelle, la fiumana di gente...mi sembra di impazzire. Oltretutto sento parlare lingue sconosciute, vedo persone di un altro mondo, vestite in modo strano: ma i fanesi che fine hanno fatto? Anche nelle panchine che sono qui vicino a noi, vedo tanto vecchietti accompagnati da donne giovani e prosperose che parlano straniero. E molti di questi, quando arrivano, ci fanno le corna e si toccano. Vi siete mai accorti? Ci siamo accorti si! Lo fanno sempre. Secondo me fanno gli scongiuri e non so il perchè. Che tristezza. Io poi ho questa paura; che prima o poi i piccioni che gironzolano in città, prima o poi ,ci scopriranno e allora...saranno dolori! Cosa dici, Giulio, pensi che verranno a ... ci adopreranno come.... Ma è certo! Ne ho già visto qualcuno venire a svolazzare, controllare, misurare, provare. Questi prima o poi arriveranno a stormi, si poseranno sopra le nostre teste e cominceranno ad imbrattarci tutti come fanno già da secoli in tutti gli altri posti della città. Noooooo!!! Questa no. Noi, infondo siamo gli eletti, siamo stati scelti. Ma quali eletti? Se non rispettano neanche l'imperatore Augusto! Che bella prospettiva: di notte liquido, di giorno solido. Vorrei dire... Ruggero parla pure. Vorrei dire, se lor signori mi consentono ( oddio questa fa l'attore anche qui), che pur anco io, seppur avendo calcato le scene in ogni dove, trovomi fuori posto, con qualche ambascia. E dunque non disdegnerei di dire, seppure nelle dovute maniere, a colui o a coloro che hanno fatto questa scelta e per noi hanno segnato questo destino che, se non fossero troppo dispiaciuti...e magari addolorati, che se.. E dai, Ruggero, finisce la frase !!! Vorrei dire a loro signori.. vorrei dire... con delicatezza, che ne ne andassero affanc...!!! Bene, bravo, grazie prego.
giovedì 21 luglio 2011
QUATTRO NOTE DAL LIDO
La spiaggia è sempre quella, anche la sabbia è sempre quella, tanto che oramai è poco più che polvere, anche il mare è sempre quello: è color piombo quando dovrebbe essere azzurro ed è verde quando dovrebbe essere azzurro. Chissà perchè. In acqua non ci sono più i granchi, i granchiolini quelli bianchi, non ci sono più i calcinelli, non ci sono più i paguri però ci sono molti pesciolini che vengono a riva mentre a quaranta, cinquanta metri saltano veloci ed argentei sgombri e cefali. In acqua non ci sono più neanche i mosconi, quelli bianchi e azzurri con i remi ma al massimo due o tre pedalò di plastica stracarichi di ragazzini che li fanno ondeggiare pericolosamente. In compenso tutte le mattine, ma dico proprio tutte, nelle ore più belle, ecco arrivare in acqua frotte di tardone in cerca di rinnovata giovinezza e maturotte cinquantenni che cercano l'elisir di coscia tosta, guidate da una atletica e simpatica "maestra", che si dedicano piene di entusiasmo alla sciapata di ultima generazione. L'ACQUAGYM!!! Per un'ora intera, su suggerimenti precisi della caporalessa , il folto squadrone di nostalgiche del passato vigore, si sbattacchiano in acqua, pestano i piedi, fanno roteare le braccia, spingono, calciano, inquinano l'acqua per lo sforzo,ne fanno di tutti colori, Poi, alla fine, si applaudono da sole, si salutano e tornano stanche ma felici sotto l'ombrellone convinte di aver fatto chissà che cosa. E soprattutto si illudono di essere migliorate anche fisicamente. E nessuno ha il coraggio di dire loro che...tutto è come prima.
Il cambiamento più evidente che si nota invece in spiaggia
è la presenza- dimenticata da tempo- di frotte indiavolate di neonati e bimbi giovanissimi, carozzelle da uno, da due e persino da tre posti ; gli italiani, insomma, si sono rimessi a fare figli. E ce ne sono tanti, per fortuna.
Ma, purtroppo c'è anche una novità negativa. Le donne anziane che hanno mollato totalmente i freni inibitori e si presentano in spiaggia in due pezzi ridotti al minimo e se ne fregano pure. Sono i tempi che cambiano. Ma sono anche gli anni che passano e questo le vecchiette se lo dovrebbero ricordare...se hanno ancora memoria.
Il cambiamento più evidente che si nota invece in spiaggia
è la presenza- dimenticata da tempo- di frotte indiavolate di neonati e bimbi giovanissimi, carozzelle da uno, da due e persino da tre posti ; gli italiani, insomma, si sono rimessi a fare figli. E ce ne sono tanti, per fortuna.
Ma, purtroppo c'è anche una novità negativa. Le donne anziane che hanno mollato totalmente i freni inibitori e si presentano in spiaggia in due pezzi ridotti al minimo e se ne fregano pure. Sono i tempi che cambiano. Ma sono anche gli anni che passano e questo le vecchiette se lo dovrebbero ricordare...se hanno ancora memoria.
mercoledì 20 luglio 2011
BAILA CONMIGO
Baila conmigo,cicha
questa dolce e ritmata melodia
mentre le braccia si chiudono,
i visi si sfiorano appena
e le tue labbra carnose
si aprono in un sorriso bianchissimo.
Un passo avanti e uno indietro
poi ancora uno avanti
e le tue forme morbide e piene
fanno scorrere brividi
e socchiudere gli occhi in un sogno.
Baila conmigo, cicha
in un passo lento
profumato di Chanel
i tuoi capelli dai riflessi dorati
seguono i nostri movimenti
e accarezzano il mio viso.
Quanto durerà ancora questo ballo?
Stringo la tua mano nella mia
gli sguardi si incontrano
e ci sorridiamo. Baila conmigo cicha.
questa dolce e ritmata melodia
mentre le braccia si chiudono,
i visi si sfiorano appena
e le tue labbra carnose
si aprono in un sorriso bianchissimo.
Un passo avanti e uno indietro
poi ancora uno avanti
e le tue forme morbide e piene
fanno scorrere brividi
e socchiudere gli occhi in un sogno.
Baila conmigo, cicha
in un passo lento
profumato di Chanel
i tuoi capelli dai riflessi dorati
seguono i nostri movimenti
e accarezzano il mio viso.
Quanto durerà ancora questo ballo?
Stringo la tua mano nella mia
gli sguardi si incontrano
e ci sorridiamo. Baila conmigo cicha.
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